L’inchiesta di Report rivela nuovi importanti scenari sui mandanti della strage di Capaci e sulla strategia della tensione negli attacchi degli anni ‘90 per ordine della loggia P2 e Servizi segreti deviati.

L’inchiesta di Report rivela nuovi importanti scenari sui mandanti della strage di Capaci e sulla strategia della tensione negli attacchi degli anni ‘90 per ordine della loggia P2 e Servizi segreti deviati.

 

Nella puntata del 23/05/2022, in occasione dell’anniversario dei 30 anni dalla strage di
Capaci, la nota trasmissione Report, condotta da Sigfrido Ranucci su Rai 3, ha
contribuito a portare alla luce testimonianze e documenti in merito al coinvolgimento
di apparati deviati dello Stato e non solo, sulle operazioni di attentati e stragi volte a
creare una destabilizzazione di governo.

L’indagine condotta parte essenzialmente dagli studi che il giudice Giovanni Falcone
conduceva sulle stragi di mafia, arrivando a porsi degli interrogativi riguardo al solo
coinvolgimento di Cosa Nostra, raccogliendo testimonianze in base alle quali Licio
Gelli (P2) sarebbe stato il mandante, avvalendosi della collaborazione di Gladio e
alcuni rappresentanti di estrema Destra come Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo.

Il giornalista di Report Paolo Mondani ha poi raccolto importanti testimonianze
dell’ex brigadiere dei carabinieri Walter Giustini ,che confermano il coinvolgimento di
rappresentanti della Destra eversiva nell’attentato di Capaci. Le informazioni raccolte
da Giusini provengono dalle dichiarazioni della moglie del pentito di Cosa Nostra
Alberto Lo Cicero, autista del boss Mariano Tullio Troia. Dalle dichiarazioni che
emergono, con tanto di foto, si evince che il capo di Avanguardia Nazionale, Stefano
Delle Chiaie, aveva avuto diversi rapporti con l’organizzazione mafiosa di Cosa
Nostra per l’attentato a Capaci, rendendosi anche protagonista degli attentati di Piazza
Fontana e alla stazione di Bologna.

Risulta inoltre che Delle Chiaie aveva
intransigenti rapporti con la P2 e i Servizi segreti e che prima dell’attacco a
Falcone aveva condotto dei sopralluoghi a Capaci facendo da intermediario tra la
mafia e lo Stato.
Altre importanti conferme giungono dal pentito messinese Luigi Sparacio che
confermò i rapporti con Delle Chiaie, il quale dava istruzioni da seguire per gli
attentati di Firenze, Milano e Roma del 1993.
Stefano Delle Chiaie, infatti si interessò al progetto della Lega Meridionale; gruppi di
estrema Destra, che operavano nel Sud Italia per creare una destabilizzazione di
governo tramite stragi e attentati, con l’appoggio e i finanziamenti della massoneria
deviata.

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Su Delle Chiaie emerge inoltre che fu coinvolto nell’operazione Condor in Sud America
sotto il regime di Pinochet quando si trasferì in Cile nel 1976.
I coinvolgimenti di apparati deviati in contatto con la criminalità organizzata nelle
stragi di Stato nel periodo degli anni ‘90 vedono coinvolti membri dei Servizi
segreti dell’operazione Gladio. Le testimonianze provengono dal collaboratore di
giustizia Pietro Riggio, il quale nomina l’agente dei Servizi segreti Giovanni Peluso.
Egli gli averebbe confessato il coinvolgimento nell’operazione per l’assassinio di
Giovanni Falcone spiegando le modalità e il posizionato degli esplosivi per far saltare
l’autostrada.

Peluso aveva stretti rapporti con Giovanni Aiello, soprannominato
“Faccia da mostro”, legato alla ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Servizi segreti e estrema
Destra, personaggio  coinvolto in numerose vicende come la strage di Via d’Amelio. Le
dichiarazioni sono confermate anche dall’ex compagna di Peluso, la quale sottolinea il
ruolo di Bruno Contrada (SISDE) come impartitore degli ordini.

Una grande notizia arriva invece dall’ex sovrintendente della polizia di stato Antonio
Federico, che alle domande del giornalista di Report Mondani, dichiara di essere
incappato in una villa nelle campagne di Alcamo il 29/09/1993, grazie ad una fonte
attendibile e di avervi trovato un deposito di munizioni, armi, esplosivi e
addirittura materiale radioattivo. Presidiata da due carabinieri legati alla Gladio
trapanese. Federico, al momento della perquisizione, dichiara di aver rinvenuto
una fotografia di una donna, identificata poi come Rosa Belotti, protagonista degli
eventi dell’attentato in via Palestro a Milano il 27 luglio 1993.

Il Poliziotto dichiara
inoltre di aver ricevuto dalla sua fonte, l’ubicazione di un’altra casa-bunker ,sempre
vicino ad Alcamo e che in essa era presente un’ampia sala ove in essa si stagliavano
una serie di apparecchiature elettroniche di controllo, ma al momento della
perquisizione pochi giorni dopo, tutto il materiale risultava sparito. Antonio Federico,
sotto consiglio della sua fonte, si appostò durante la notte nei pressi della casa e
dichiarò di aver visto uomini armati calarsi con imbracature dal ponte dell’autostrada
soprastante. Fra questi, ne riconobbe uno in particolare: Giovanni Aiello, alias Faccia
da Mostro.

Tutto questo dà adito anche al rapporto del SISDE emerso nel 1991, nel
quale è confermato che i dirigenti della Gladio siciliana si incontravano con elementi
di spicco di alcune famiglie mafiose.
Dall’inchiesta condotta da Report emerge anche la figura di Paolo Bellini, noto
esponente della Destra eversiva, con legami nei Servizi segreti, presente sulla scena
della strage di Bologna e nelle stragi in Sicilia del 1992. Bellini si ritrova anche negli
episodi del 1991 ad Enna in cui si riunivano i vertici della mafia regionale con alcuni
membri affiliati alla P2 per discutere le manovre di destabilizzazione dell’Italia. Egli
infatti, secondo le testimonianze di Giovanni Brusca, fu quello che propose di
compiere gli attentati ai monumenti italiani.

Ma una figura che spicca ,collegata alla strategia delle tensioni di quegli
anni è in particolare quella di Licio Gelli, “Maestro venerabile” della loggia
massonica P2. A testimoniarlo è il generale Pasquale Notarnicola, comandante della
prima divisione del SISMI tra il 1978 e il 1983, fornendo al giornalista di Report un
quadro generale sulla situazione:
“Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale emersero due potenze egemoni: L’Unione
Sovietica e gli Stati Uniti. La prima strategia a cui pensarono gli Stati Uniti, visto
l’imperialismo dominante dell’Unione Sovietica, fu quella realizzare dei Colpi di Stato. Fu
così che i Servizi statunitensi organizzarono nel mondo, soprattutto nel Sud America,
ma anche in Europa, i Colpi di Stato. Non furono però così producenti come loro si
aspettavano”. Perché, aggiunge: “invece di far diminuire l’influenza della grande
presenza comunista in Europa, la aumentarono. Qualcuno allora propose una
strategia nuova…ma criminale”.

“Questa strategia fu teorizzata dal generale americano Westmoreland , una copia del
documento di questa direttiva che il generale aveva teorizzato fu ritrovata proprio nella borsa
della figlia di Licio Gelli.”
La teoria in questione suggeriva di cambiare i governi “meno affidabili” dall’interno,
operando con una serie di stragi e attentati in funzione anti sovietica, in modo da
destabilizzare lo Stato e imporre la leadership americana.

Gli avvenimenti che si susseguirono a partire dagli ‘70 fino agli anni ‘90 con la
strategia della tensione segnarono un importante capitolo della storia Italiana e non
solo, confermando che dietro agli scenari geopolitici nazionali e internazionali vi è
una cerchia di ricchi e potenti signori in grado di determinare le sorti della politica
e della società.
Solo grazie al coraggio di persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,
impegnati nella ricerca della verità , battendosi per la giustizia, si potrà un giorno
acquisire consapevolezza del mondo in cui si vive, facendo chiarezza su quello che
realmente ci circonda.

Riccardo Fiore

Per Matrix Edizioni

 

Il DIegO Rivoluzionario

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