Libertà dei cittadini e misure di contenimento: Italia pecora nera

Libertà dei cittadini e misure di contenimento: Italia pecora nera

 

Il governo italiano ha introdotto l’obbligo di vaccinazione contro il coronavirus per tutte le persone che hanno almeno 50 anni. In Italia finora la vaccinazione obbligatoria contro il coronavirus era in vigore solo per alcune categorie di lavoratori, come operatori sanitari e forze dell’ordine.

Introducendo l’obbligo per tutte le persone di un’intera fascia d’età, indipendentemente dal lavoro che svolgono, l’Italia è tra gli unici paesi in Europa ad aver intrapreso una misura cosi estrema. Questa misura liberticida entra in vigore in un periodo in cui, l’insorgere di nuove varianti meno pericolose, la rendono ancora più immotivata.

L’Italia è stata capofila, tra le maggiori nazioni europee, per quanto concerne l’utilizzo del super green-pass  che attualmente è possibile ottenere solo in caso di guarigione o di vaccinazione , è stato infatti reso obbligatorio sul luogo di lavoro e in tutti i luoghi commerciali eccetto farmacie e alimentari.

In questo modo l’Italia ha optato per la scelta più subdola, quella di rendere impossibile la vita sociale e lavorativa dei non vaccinati senza assumersi la responsabilità di estendere l’obbligo vaccinale.

Misura, quest’ultima intrapresa dall’Austria che a novembre 2021 era stato il primo paese europeo ad annunciare l’introduzione della vaccinazione obbligatoria per tutta la propria popolazione, esentando solamente i minori di 14 anni, le donne incinte; i guariti da meno di 180 giorni dal COVID-19 e le persone che non possono vaccinarsi per motivi di salute.

Le sanzioni per le persone non vaccinate inizieranno a essere emesse dal 15 febbraio. Se entro quella data le persone iscritte nelle anagrafi vaccinali risulteranno ancora non vaccinate, riceveranno una multa di 600 euro. Le multe potranno essere ripetute ogni tre mesi fino al gennaio del 2024, in caso di mancata somministrazione del vaccino. Per chi non paga la multa ci sarà una ulteriore sanzione da 3.600 euro.

In Francia la vaccinazione resta obbligatoria per operatori sanitari e forze dell’ordine. Al momento non ci sono piani per estenderla ad altre fasce di popolazione. Anche in Francia è recentemente entrato in vigore il super green pass.

Macron ha infatti fallito il suo tentativo di rendere obbligatorio il vaccino con l’intenzione di introdurre un pass vaccinale, ma ha giurato pubblicamente di voler rendere la vita impossibile ai non vaccinati, usando affermazioni  inaccettabili, aggravate dal ruolo che ricopre come Presidente di un grande stato democratico.

La Germania si conferma lo Stato più diffidente sui vaccini anti-Covid in età pediatrica tra i paesi europei. 

La posizione della Germania è differente da quella di altri Paesi – tra cui l’Italia – in cui la vaccinazione pediatrica è già ampiamente raccomandata da autorità sanitarie, associazioni di pediatri ed esperti.

Prova di questo scetticismo arriva dalle parole di Thomas Mertens, presidente della Commissione tedesca Stiko specializzata sui vaccini presso il Robert Koch Institute, in merito alla vaccinazione ai più piccoli.

Parlando in un podcast della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Mertens ha dichiarato che sulla base dei dati attualmente disponibili “non vaccinerebbe i propri figli contro il Covid”.

Il motivo – spiega – è che non ci sono “dati” sulla tollerabilità del vaccino in questa fascia d’età, né sono possibili valutazioni sugli effetti a lungo termine. “Se la malattia non gioca un ruolo serio per la persona da vaccinare da un punto di vista medico, bisogna essere tanto più certi che la vaccinazione sia ben tollerata a lungo termine”, ha sottolineato giovedì nel suo intervento.

Nelle ultime ore anche la Germania si avvia verso scelte più restrittive. Di fronte alla crescita dei contagi, le regioni tedesche inaspriscono le restrizioni senza aspettare il governo centrale di Berlino. La scelta è quella del green pass 2G – vaccinati (geimpft) o guariti (genesen) – escludendo la possibilità di ottenere il certificato con un tampone negativo.

Tutt’altra la strategia di Spagna e Regno Unito per convivere con il virus:

Boris Johnson e Pedro Sanchez lavorano a un piano per passare dalla pandemia all’endemia.

Il Regno Unito e la Spagna infatti vogliono trattare Covid-19 come l’influenza e delineare una strategia di convivenza con il Coronavirus.

Grazie anche ai dati che dipingono la variante Omicron come sì più contagiosa ma meno mortale di Delta.

Il concetto chiave alla base dei ragionamenti di Spagna e Gran Bretagna è la differenza tra pandemia ed endemia.

Se SARS-Cov-2 si è da subito caratterizzato dalla capacità di diffondersi rapidamente attraverso vastissimi territori e continenti ben prima che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarasse la pandemia, l’idea che comincia a diffondersi tra scienziati e politici è che Covid-19 sia ormai una malattia molto frequente sul territorio.

Continuerà a presentarsi, magari a ondate, ma – è questa la speranza – diventando via via sempre meno letale.

Per una strategia squisitamente darwiniana: se il virus uccide il malato, muore con lui. Se non lo uccide può continuare a circolare.

Downing Street valuta di ridurre l’autoisolamento per chi è positivo ma vaccinato e «c’è una discussione simile sul periodo di quarantena da ridurre da sette a cinque giorni», ha fatto sapere BoJo a Sky News. In un paese in cui trentasei milioni di persone hanno ricevuto la terza dose, il sistema sanitario è ancora sotto pressione. Ma nel governo c’è chi si è schierato per l’endemia: il ministro Michael Gove ha detto che il governo si sta muovendo per gestire la convivenza con Covid-19. Mentre alcuni rumors indicano che Johnson stia addirittura pensando di annunciare la fine delle restrizioni per marzo 2022.

Il 26 gennaio rivedrà in ogni caso le misure in vigore.

La Spagna boccia il greenpass come misura di precauzione, secondo gli esperti il certificato Covid non rispecchia lo stato immunitario della persona che lo possiede, “essere vaccinato equivale a essere immunizzato e questo non si adatta alla realtà, sappiamo che circa il 40% dei vaccinati è suscettibile di contrarre l’infezione e di trasmettere l’infezione. Pertanto, la sua utilità nella prevenzione della trasmissione sarebbe molto limitata e potrebbe persino avere un impatto negativo se le misure di prevenzione fossero allentate”, affermano. Gli esperti spagnoli, pensano quindi che il certificato possa portare ad  un pericoloso allentamento delle misure, soprattutto l’uso della mascherina.

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